VISIONI, la forza di battersi e quella di inginocchiarsi

Aprì, ciò detto, i bei forzieri, e fuora
Dodici ne cavò splendidi pepli,
Ed altrettante clamidi e tappeti
E tuniche ed ammanti, e dieci insieme
Aurei talenti, due forbiti tripodi,
Quattro lebéti, e finalmente un nappo
Bellissimo, dai Traci avuto in dono
Quando andovvi orator; raro presente:
E nondimen di questo pure il veglio
Si fe’ privo: cotanto al cor gli preme
Il riscatto del figlio.

Libro XXIV 287-297 Traduzione Monti

Omero narra nell’Iliade il duello tra Achille ed Ettore.
L’eroe troiano soccombe e il suo corpo , pur straziato, viene introdotto nell’accampamento acheo e giace nella tenda dello stesso Achille.


Dentro le mura di Troia, lo strazio di questa morte suscita dolore, amarezza, rimpianto in tutti quelli che lo hanno conosciuto.
Ma soprattutto getta il padre, il re Priamo, nello sconforto.
Intanto gli dei discutono tra loro se sia possibile per Priamo riavere almeno le spoglie del figlio per dare loro degna sepoltura e quindi lenire il dolore di quella morte così straziante.
Alla fine della discussione viene deciso una specie di compromesso atteso che Ettore è andato da solo incontro al sacrificio della vita senza poter contare su nessun aiuto, sarà concesso al padre di riavere le sue spoglie. Viene chiamata la madre di Achille, Teti, le viene affidato un messaggio per il figlio ovvero l’onere di restituire a Priamo il corpo del figlio . E allo stesso tempo di suggerire a Priamo di recarsi con doni preziosi da Achille per richederne il corpo.

Sorgi, o Teti: il gran padre a sè ti chiama.
E che vuole da me l’Onnipotente?
Teti rispose. Afflitta, come sono,
Di mischiarmi arrossisco agl’Immortali.
Pur vadasi e s’adémpia il suo volere.
Ciò detto, si coprì l’augusta Diva
D’un atro vel di che null’altro il nero
Color lugúbre eguaglia, e in via si mise.
Iva innanzi la presta Iri, e sonora
Intorno a lor s’apría l’onda marina.
Sul lido emerse al ciel volaro: e Giove
Trovâr seduto tra gli accolti Eterni.
Qui Teti accanto al sommo Iddio s’assise
(Cesso a lei da Minerva il proprio seggio):
Un aureo nappo in man Giuno le pose
Con dolci accenti di conforto; ed ella
Vôtollo, e il rese grazïosa. Allora
Il gran padre dicea queste parole:
Teti, malgrado il tuo dolor (ch’io tutto
Ben conosco e so quanto il cor t’aggrava),
Tu salisti all’Olimpo, ed io dirotti
La cagion del chiamarti. È questo il nono
Giorno che in cielo si destò tra i numi
Pel morto Ettór gran lite e per Achille.
Voleano i più che l’Argicida il corpo
N’involasse di furto. Io non v’assento
E per l’onor d’Achille, e pel rispetto

E per l’amor ch’io t’aggio e aver ti voglio
Eternamente. Frettolosa adunque
Scendi, o Diva, sul campo, e al figlio porta
I miei precetti. Digli che adirati
Son con esso gli Dei, ch’io stesso il sono

Sovra tutti, da che sì furibondo
Agli strazii ei rattien l’ettórea salma,
E per riscatto non la rende ancora.
Ma renderalla, se il mio cenno ei teme.
A Príamo intanto io spedirò di Giuno
La messaggiera, ond’egli immantinente
Ito alle navi degli Achei, co’ doni
Plachi il Pelíde, e il figlio suo redima
Libro XXIV 119-159 Traduzione Monti

Quindi Priamo è invitato a raccogliere cose preziose da offrire in dono ad Achille ed è accompagnato dentro l’accampamento degli achei dallo stesso Mercurio che gli apre le porte con i suoi sotterfugi, ovvero addormentando le sentinelle di guardia
Achille dunque all’improvviso si trova di fronte il vecchio Priamo che gli ricorda il suo di padre e gli dice che sicuramente sarà lieto di vederlo tornare in patria dopo questa ventura di guerra davanti le porte di Troia.

Divino Achille, ti rammenta il padre,
Il padre tuo da ria vecchiezza oppresso
Qual io mi sono. In questo punto ei forse
Da’ potenti vicini assedïato
Non ha chi lo soccorra, e all’imminente
Periglio il tolga. Nondimeno, udendo
Che tu sei vivo, si conforta, e spera
Ad ogn’istante riveder tornato
Da Troia il figlio suo diletto. Ed io,
Miserrimo! io che a tanti e valorosi
Figli fui padre, ahi! più nol sono, e parmi
Già di tutti esser privo. Di cinquanta
Libro XXIV 614-625 Traduzione Monti

Si mette in ginocchio davanti all’assassinio di suo figlio e bacia le mani che lo hanno ucciso. Poi apre il suo cuore , parlando lungamente , distesamente, apertamente. Un racconto commovente quello della sua paternità- ben cinquenta i suoi figli – e la vita che tutti insieme conducevano prima che si scatenasse quel conflitto .

Lieto io vivea de’ Greci alla venuta.
Dieci e nove di questi eran d’un solo
Alvo prodotti; mi veníano gli altri
Da diverse consorti, e i più ne spense
L’orrido Marte. Mi restava Ettorre,
L’unico Ettorre, che de’ suoi fratelli
E di Troia e di tutti era il sostegno;
E questo pure per le patrie mura
Libro XXIV 6626-634 Traduzione Monti

Ti ho portato dei doni perchè tu mi restituisca il suo corpo ,il corpo di Ettore.

Combattendo cadéo dianzi al tuo piede.
Per lui supplice io vegno, ed infiniti
Doni ti reco a riscattarlo, Achille!
Abbi ai numi rispetto, abbi pietade
Di me: ricorda il padre tuo: deh! pensa
Ch’io mi sono più misero, io che soffro
Disventura che mai altro mortale
Non soffrì, supplicante alla mia bocca
La man premendo che i miei figli uccise.
Libro XXIV 635-643 Traduzione Monti

Achille, l’invincibile, l’inamovibile, scosta Priamo dalle sue ginocchia e lo abbraccia. E i due piangono assieme.

A queste voci intenerito Achille,
Membrando il genitor, proruppe in pianto,
E preso il vecchio per la man, scostollo
Dolcemente. Piangea questi il perduto
Ettore ai piè dell’uccisore, e quegli
Or il padre, or l’amico, e risonava
Di gemiti la stanza. Alfin satollo
Di lagrime il Pelíde, e ritornati
Tranquilli i sensi, si rizzò dal seggio,
E colla destra sollevò il cadente
Veglio, il bianco suo crin commiserando
Ed il mento canuto. Indi rispose:
Infelice! per vero alte sventure
Il tuo cor tollerò. Come potesti

Venir solo alle navi ed al cospetto
Dell’uccisore de’ tuoi forti figli?
Hai tu di ferro il core? Or via, ti siedi,
E diam tregua a un dolor che più non giova.
Libro XXIV 644-660 Traduzione Monti

Deh non far ch’io mi segga, almo guerriero,
L’antico sire ripigliò: là dentro
Senza onor di sepolcro il mio diletto
Ettore giace: rendilo al mio sguardo;
Rendilo prontamente, e i molti doni
Che ti rechiamo, accetta, e ne fruisci,
E diati il ciel di salvo ritornarti
Al tuo loco natío, poichè pietoso
E la vita mi lasci e i rai del Sole.

Libro XXIV 697-705 Traduzione Monti

Achille non teme nessuno, eppure piange perchè la vera forza non sta in ciò per cui ti batti ma per cosa ti inginocchi.

E sembra questo quello che racconta anche Lady Gaga nel suo nuovo album Myriam il settimo album della sua carriera che arriva dopo Cromatica (2020 )ed è un ritorno al pop delle origini. Ora Lady Gaga che vanta per esempio per la canzone “Die with a Smile” eseguita in coppia con Bruno Mars l’estate scorsa, un miliardo di stream su Spotify, sa bene che la vera forza sta proprio nella fragilità, quelle del mondo e quelle che lei racconta anche per se stessa . La fragilità di chi non riesce ad opporsi con le armi, con la violenza, insomma con la forza ma proprio perché senza forza non sa fare e non può fare altro che inginocchiarsi.

Così le parole che usa nei versi cantati sono una forza resiliente che non ha niente a che ci fare con le armi quelle che servono per battersi. Certo le parole che usa in questi pezzi che compongono l’album raccontano un ciclo di incubi, un mondo come una notte fuori, insomma il modo di farsi del male ma sono parole di resilienza che una volta erano lo strumento per contrapporsi alle armi, alla violenza. Una funzione che oggi purtroppo è stata dimenticata; anzi spesso le parole servono ad alimentare guerre e violenza. Parole diverse , dunque , dimenticate , come quelle appunto di un vecchio padre e di un eroe che piange con lui per avergli ucciso il figlio, parole che vengono dalla profondità del tempo e della Storia e che sembrano in questo nostro tempo così pieno di incertezze e di apprensioni dimenticate, misconosciute , perdute .Le parole che servono per inginocchiarsi sembrano scomparse .

Dico “sembrano” scomparse perché una speranza c’è che quelle parole possano risorgere , almeno leggendo quello che dice George Luis Borges che esamina nelle sue lezioni americane tenute tra il 1967-68 la possibilità di riconoscerle nella poesia. Quelle parole che ridanno fiducia contro i mali del mondo . Con l’ammissione di una impossibilità della parola a colmare un distacco tra le parole e la poesia che sta dietro le parole che sono solo un simbolo. Distacco che viene però colmato dalla capacità del lettore , proprio nella sua veste di lettore, di provocare la resurrezione della parola.

Parole che risorgono attraverso la poesia che nessuno sa che cosa sia, come lo stesso Borges ammette, ma che nella sua catarsi riesce a restituire alla parola una “ grammatica e una sintassi “ di valori che giustificano le azioni di una vita da definire “vera” e che permettono di inginocchiarsi e non ti combattere per un fine altrettanto vero ma soprattutto vivo .

 

 

 

 

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